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Ai Docenti

Cari Docenti, 

siamo tutti stanchi, credo: è opportuno essere brevi. Ho preferito rivolgervi queste parole prima del Collegio finale, perché in quella sede vorrei essere ancora più breve e saremo ancora più stanchi. Poche parole alla fine di questo anno scolastico, per me e alcuni di voi istituzionale “anno di prova”, ma anche anno in cui tutti siamo stati “messi alla prova”. Per me un anno di apprendimenti e di esperimenti, non svolti su di voi ma su me stesso: mi sono esperito in un nuovo ruolo, e ho imparato. Ci tenevo solo a dirvi direttamente che quello che ho imparato l'ho soprattutto imparato da voi. Mi piace ascoltare e non è per professione, ma per indole, credo. E così ho imparato ascoltandovi, anche se con il rimpianto di non avervi ascoltati abbastanza. Ho imparato moltissimo, anche quando non vi ho dato ragione o voi non mi avete dato ragione, perché la divergenza di opinioni apre mondi possibili e fecondi dove un giorno forse potremo abitare.

Adesso ho da parte un enorme tesoro di voci, pensieri, problemi, sfide da affrontare. Un'agenda per l'anno che viene che avete scritto con me.

E dunque grazie. Grazie per il vostro lavoro di insegnanti, anzitutto: così generoso, tenace, appassionato. Ma grazie, anche, per tutte le volte che avete avuto la bontà di chiedermi, di consigliarmi, sostenermi, aiutarmi. E grazie, infine, per essermi stati maestri.

Michele Maranzana

Pubblicata il 10 giugno 2020

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